Sebastiano Ardita

sebastianoarditaSebastiano Ardita

Sebastiano Ardita è un magistrato italiano. Entrato in magistratura all’età di 25 anni, ha iniziato come sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania, divenendo poi componente della Direzione distrettuale antimafia, ove si è occupato di criminalità organizzata di tipo mafioso, di inchieste per reati contro la pubblica amministrazione e di infiltrazioni mafiose nei pubblici appalti e forniture. Come consulente della Commissione parlamentare antimafia della XIII Legislatura ha redatto il documento relativo all’indagine sulla mafia a Catania. È stato direttore generale dell’ufficio detenuti, responsabile dell’attuazione del regime 41bis. Attualmente è procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Messina. È autore di Ricatto allo stato (Sperling & Kupfer 2011) e di Catania bene (Mondadori 2015).

La nomina del plenum del csm

Sebastiano Ardita nuovo
procuratore aggiunto di Messina

Cronaca 23 febbraio 2012
L’ex direttore generale dei detenuti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Sebastiano Ardita, che ha ricoperto l’incarico dal 2002 al 2011, è il nuovo procuratore aggiunto di Messina. Lo ha nominato il plenum del Consiglio superiore della magistratura. Con i suoi 46 anni è il più giovane magistrato insediato nel ruolo in Italia.
Dal 3 dicembre scorso aveva ripreso servizio nella Procura della Repubblica di Catania, dove era stato già sostituto della Direzione distrettuale antimafia. Nel 2009 ha rinunciato all’incarico di procuratore capo di Modica su proposta del Csm per restare a lavorare al Dap. Da magistrato nel capoluogo etneo, Ardita si era impegnato nel contrasto alla criminalità mafiosa ottenendo riconoscimenti dalla Commissione parlamentare e dal Procuratore nazionale antimafia, ma anche minacce da ambienti criminali. Il 1 Aprile del 2004 è stato obiettivo di un attentato, organizzato con l’invio di un ordigno esplosivo indirizzato a lui. Fino al 2010 ha subito altre gravi intimidazioni per la gestione rigorosa del regime speciale 41bis, e da ultimo, su un documento indirizzato alla Dia di Caltanissetta, il suo nome – insieme a quello dei magistrati maggiormente esposti contro la mafia e del giornalista Lirio Abbate – era all’interno di un elenco di possibili obiettivi di attentati.
Di recente, ha raccontato tutti questi fatti in un libro dal titolo “Ricatto allo Stato”, sull’influenza della trattativa fra Stato e mafia nel tentativo di Cosa nostra di ammorbidire la lotta alla criminalità organizzata e di depotenziare la gestione del regime di carcere duro contro i mafiosi.