Paolo Borrometi
Paolo Borrometi
da Wikipedia
Paolo Borrometi (Ragusa, 1º febbraio 1983) è un giornalista e scrittore italiano.
Laureato in Giurisprudenza, inizia l’attività giornalistica nel 2010 collaborando con il Giornale di Sicilia. Diviene giornalista pubblicista dal gennaio 2013[1] e professionista dal gennaio 2017.
Dal primo luglio del 2013 collabora con l’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) per la provincia di Ragusa. Nel settembre del 2013 fonda la testata giornalistica di inchieste online LaSpia.it. L’attività del sito costa a Borrometi, sin da subito, svariate minacce dalla criminalità organizzata ragusana[2] e siracusana.
Una sua inchiesta giornalistica, pubblicata sulla testata online, contribuisce allo scioglimento del comune di Scicli per infiltrazioni mafiose[3][4].
Il 16 aprile del 2014 viene aggredito da incappucciati e l’aggressione gli provoca una grave menomazione alla mobilità della spalla[5].
Da agosto 2014, a causa delle continue minacce e dopo l’incendio della porta di casa, vive sotto scorta dei Carabinieri[6].
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un motu proprio, gli ha conferito, il 21 dicembre del 2015, l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana[7].
Altre sue inchieste sul sito laspia.it hanno riguardato il commissariamento per mafia di Italgas (la prima azienda quotata in borsa ad essere oggetto di questo provvedimento da parte del Tribunale di Palermo)[8], il Mercato ortofrutticolo di Vittoria (il più grande del sud Italia)[9] e i trasporti su gomma gestiti dai Casalesi dai Mercati Ortofrutticoli[10]. E poi ancora la presenza mafiosa nel sudest siciliano di Cosa Nostra[11] fino ad un’inchiesta giornalistica sulle “vie della droga dal Porto di Gioia Tauro fino alla provincia di Ragusa” (che anticiperà di qualche settimana la morte di un presunto boss della ‘ndrangheta, Michele Brandimarte, il 14 dicembre del 2014 proprio nella città di Vittoria)[12][13]. Dal 2016 Borrometi, sulla testata giornalistica che dirige, pubblica inchieste sulla mafia siracusana[14][15]. Alcune inchieste hanno riguardato i rapporti tra mafia e politica, come nel caso dei comuni di Pachino[16] ed Avola[17] ed altre piazze di spaccio a Siracusa[18].
Per questa motivazione l’AGI nel 2016 lo ha trasferito da Ragusa a Roma[19]. Anche a Roma continua a ricevere pesanti minacce di morte anche sui social network[20].
Solidarietà gli è stata espressa dalle più alte cariche dello Stato: dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che lo ha ricevuto al Quirinale[21], dal Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, che ha più volte manifestato la sua vicinanza al giornalista[22] [23] e lo ha ricevuto a Palazzo Madama[24], oltre al Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni[25].
Il Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, a nome della Giunta, gli ha conferito, il 15 maggio del 2017, la Medaglia d’oro di benemerenza della Regione Siciliana. L’onorificenza gli è stata riconosciuta con la motivazione ufficiale: “per il coraggio e la determinazione nel portare avanti la professione malgrado le innumerevoli minacce ricevute dalle cosche mafiose del suo territorio”.[26][27]
Il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Eugenio Giani, il 29 settembre del 2017 gli ha conferito il “Pegaso” (onorificenza della Regione) per “l’impegno civile in favore della legalità e contro le mafie”.
Il Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, Carmelo Petralia, che indaga sulla mafia delle province di Siracusa e Ragusa, nel dicembre del 2017 ha lanciato un ulteriore allarme sui rischi per la vita di Borrometi, in un’intervista, dicendo che “se c’è un giornalista che rischia la vita in Italia, questo è Paolo Borrometi”[28]. È presidente di Articolo 21, liberi di… dal 21 dicembre del 2017[29][30]. È presidente e direttore della Scuola di formazione Politica Piersanti Mattarella dal 21 marzo 2025.[31][32]
Il 10 aprile del 2018, nell’ordinanza del Gip di Catania, viene reso pubblico il tentativo di attentato di Cosa Nostra, con particolari agghiaccianti, nei confronti di Paolo Borrometi[33][34]. L’attentato al giornalista, secondo quanto si legge nell’ordinanza che ha condotto all’arresto di quattro persone[35], doveva essere realizzato dal clan Cappello di Catania su richiesta del clan Giuliano di Pachino[36].
Il 29 aprile del 2018, a seguito dell’attentato scoperto di Cosa Nostra ai suoi danni, Papa Francesco ha ricevuto in udienza privata il giornalista, manifestandogli la sua solidarietà ed assicurando la sua preghiera[37][38][39]. È assunto dall’emittente della CEI TV2000 a partire dal 1º settembre 2018[40].
Borrometi è stato finalista, nel 2018, del “Press Freedom Awards”[41] di Reporters Without Borders (RSF). Borrometi è anche editorialista del giornale Il Tempo, di Articolo 21 (liberi di…) e di Libera Informazione.
Fa parte del gruppo stampa della Fondazione Caponnetto e della consulta della Legalità della Cgil nazionale. La Cgil gli ha riconosciuto la tessera onoraria al Congresso del 2019[42], così come la Uil[43].
È cittadino onorario di Palermo[44], Romentino[45][46] (Novara), Candiolo[47] (Torino), Bracciano[48][49] (Roma), Vinovo (Torino)[50], Alcamo (Trapani)[51][52], Scordia (Catania)[53] e Barberino Tavarnelle (Firenze)[54]. Nel febbraio 2019 è eletto consigliere della Federazione Nazionale della Stampa.
Diviene vicedirettore dell’AGI dal primo ottobre 2019[55].
Il 6 marzo 2023 è nominato condirettore dell’Agenzia Giornalistica Italia[56].
Il 21 marzo 2025 diventa Presidente della Scuola di formazione politica Piersanti Mattarella.[57]
