Rosanna Scopelliti

Rosanna Scopelliti

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Biografia

È figlia del magistrato Antonino Scopelliti assassinato dalla ‘ndrangheta nel 1991; vive a Roma.
È Presidente della Fondazione Antonino Scopelliti
Alle elezioni politiche del 2013 è candidata alla Camera dei Deputati, nella circoscrizione Calabria, nelle liste del Popolo della Libertà (in seconda posizione), venendo eletta deputato della XVII Legislatura.
Alla Camera dei Deputati fa parte della VI Commissione (Difesa).
Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce al Nuovo Centrodestra guidato da Angelino Alfano.
Il 18 marzo 2017, con lo scioglimento del Nuovo Centrodestra, confluisce in Alternativa Popolare.
Alle elezioni politiche del 2018 la parlamentare – secondo quanto da lei stessa dichiarato – aveva chiesto di essere candidata alla Camera nel collegio uninominale di Reggio Calabria collegato al Partito Democratico, ma non è stata ricandidata, chiudendo così la sua breve esperienza parlamentare.
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La fondazione “Antonino Scopelliti” è un ente no-profit antimafia italiano, con sedi a Roma e Reggio Calabria.
La fondazione venne creata nel mese di agosto del 2007 in memoria del magistrato calabrese Antonino Scopelliti, sostituto Procuratore Generale della Suprema Corte di Cassazione ucciso dalla ‘ndrangheta, è a-politico ed a-partitico.
Ambito sociale di azione ed aree di intervento
La Fondazione, essendo nata su iniziativa dei ragazzi del Movimento “Ammazzateci tutti”, è di riflesso organizzata secondo un’impostazione snella, non verticistica, informale, soprattutto perché la propria azione è rivolta alla formazione dei giovani di età scolare ed universitaria.
La Fondazione, ispirata altresì nel proprio Statuto ai valori della fratellanza e della solidarietà, offre gratuitamente assistenza alle vittime di mafia, e/o i loro familiari, sia sotto l’aspetto psicologico, sia sotto l’aspetto legale.
Per meglio espletare la propria funzione sociale, la Fondazione si avvale del contributo di diversi magistrati, giornalisti, esponenti del mondo accademico e delle professioni legali, riuniti in comitato scientifico.
Organismi dirigenti
La Fondazione è presieduta da Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato Antonino.
Nel gennaio 2008 il Consiglio d’Amministrazione dell’Ente ha eletto all’unanimità Aldo Pecora, già portavoce del Movimento Ammazzateci tutti alla carica di Segretario generale.

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ANTONINO SCOPELLITI

Antonino Scopelliti nasce a Campo Calabro (Reggio Calabria) il 20 gennaio 1935. Entrato in
magistratura a soli 24 anni, svolge la carriera di magistrato requirente, iniziando come Pubblico
Ministero presso la Procura della Repubblica di Roma, poi presso la Procura della Repubblica di
Milano. Segue una eccezionale carriera: da Procuratore generale presso la Corte d’appello diviene
il numero uno dei sostituti
procuratori generali italiani presso la Corte di Cassazione.
Si è occupato di vari maxi processi, di mafia e di terrorismo. Ha rappresentato, infatti, la
pubblica accusa nel caso Moro durante il primo processo, nel sequestro dell’Achille Lauro, nella
Strage di Piazza Fontana e in quella del Rapido 904.
Era tornato nella sua regione per trascorrere le vacanze; il 9 agosto 1991, mentre rientrava in
paese a bordo della sua automobile, dopo avere trascorso la giornata al mare, venne intercettato
dai suoi assassini, almeno due persone a bordo di una moto, appostati lungo la strada. L’agguato
avvenne all’altezza di una curva, poco prima del rettilineo che immette nell’abitato di Campo
Calabro. Gli spararono con fucili calibro 12 caricati a pallettoni. La morte del magistrato,
colpito con due colpi alla testa esplosi in rapida successione, fu istantanea. L’automobile, priva
di controllo, finì in un terrapieno, per questo in un primo momento si pensò ad un incidente
stradale.
Quando fu ucciso stava preparando, in sede di legittimità, il rigetto dei ricorsi per Cassazione
avanzati dalle difese dei più pericolosi esponenti mafiosi condannati nel primo maxiprocesso a Cosa
Nostra. Secondo i pentiti della ‘ndrangheta Giacomo Lauro e Filippo Barreca, sarebbe stata la
cupola di Cosa Nostra siciliana a chiedere alla ‘ndrangheta di uccidere Scopelliti, e, in cambio
del ”favore” ricevuto, sarebbe intervenuta per fare cessare la ”guerra di mafia” che si
protraeva a Reggio Calabria dall’ottobre 1995.
Per la sua uccisione furono istruiti e celebrati presso il Tribunale di Reggio Calabria ben due
processi, uno contro Salvatore Riina e sette boss della “Commissione” di Cosa Nostra, ed un secondo
procedimento contro Bernardo

Provenzano ed altri sei boss, tra i quali Filippo Graviano e Nitto Santapaola. Furono tutti
condannati in primo grado nel 1996 e nel 1998 e successivamente assolti in Corte d’Appello nel 1998
e nel 2000 perché le accuse vennero giudicate discordanti. Dopo anni di stasi giudiziaria, nel
2012, nel corso di un’udienza del processo “Meta” contro la ‘ndrangheta a Reggio Calabria, il
pentito della cosca De Stefano, Antonino Fiume, ha dichiarato che ad uccidere il giudice sarebbero
stati due reggini su richiesta di Cosa nostra, senza però fare i nomi dei presunti killer.
L’omicidio di Scopelliti che molti chiamavano “il Giudice solo” rimane così impunito ma è ben
chiaro a tutti che fu ucciso perché faceva bene il suo lavoro, non abbassava la testa e si batteva
per la libertà, la dignità e la giustizia delle persone. Ai suoi funerali c’era anche Giovanni
Falcone.
Lo ricorda anche Giovanni Bianconi nel suo “L’Assedio”, edito da Einaudi: “…Quando arrivò la
notizia dell’omicidio Scopelliti, Falcone era in ufficio….andò sul posto, insieme al ministro
Martelli, al quale confermò la propria convinzione: – Questa non è una questione calabrese. Qui
c’entra la mafia e c’entra il maxiprocesso. Ancora una volta lo Stato fu costretto a radunarsi
intorno alla bara di un magistrato assassinato…Quando tutti ripartirono, il piccolo centro della
Calabria si ritrovò chiuso per lutto e abbandonato come prima che ammazzassero quell’illustre
concittadino che aveva studiato e indossava la toga, s’era fatto strada fino a Roma ed era tornato
a morire nella sua terra. A colpi di fucile caricato a pallettoni…”
A lui è stata dedicata una strada nel suo paese natale, Campo Calabro, ed una nella contigua Villa
San Giovanni. Nel 2007, su iniziativa della figlia, Rosanna Scopelliti, è stata costituita una
fondazione intitolata al magistrato. E sempre dal 2007 ogni anno a Reggio Calabria, nei giorni
dell’anniversario dall’uccisione del magistrato, si svolge il meeting nazionale antimafia
“Legalitàlia”, promosso dal movimento Ammazzateci tutti e dalla Fondazione Scopelliti. Il 3
febbraio 2011, il coordinamento pugliese di Ammazzateci tutti ottiene l’intitolazione di una via di
Bari al magistrato, il 28 maggio dello stesso anno gli viene intitolato un giardino a Mucinasso
(frazione del Comune di Piacenza), mentre nel 2012 gli viene dedicata l’aula bunker del tribunale
di Palmi e una piazza a Casalgrande e a Polistena. Il 15 novembre 2014 a Miglierina, in provincia
di Catanzaro, durante la prima Giornata della Legalità, gli è stata intitolata una piazza.