Premio Zappalà 2011 – VI° Edizione

 

2011img_premioAnche quest’anno eccoci in campo per assolvere ai nostri doveri associativi. E’ stata una giornata tranquilla ma densa di appuntamenti, come al solito d’altronde ogni 2 di Agosto.
L’apertura dello Sportello Filatelico alle 17,30 ha segnato l’inizio delle nostre manifestazioni del pomeriggio e quelle serali. Alle 18,00 siamo stati al Cimitero dove abbiamo deposto un mazzo di fiori sulla tomba di Onofrio ed alle 19,00 la S. Messa nella Chiesa della Madonna del Carmelo di S. Alessio Siculo, gremita come al solito. Alle 21.30 l’inizio della serata dedicata al Premio Zappalà 2011 e la consegna delle 3 Borse di Studio assegnate agli Studenti  degli Istituti Superiori limitrofi.

Questi i Vincitori del Premio Zappalà 2011.

2011vincitoriAlto il livello dei componimenti di tutti i finalisti tra i quali ha spiccato il tema di Manlio Fazio, la cui lettura di alcuni frammenti, ha emozionato non poco l’intera platea che ha sottolineato il proprio consenso con un interminabile e sentito applauso. A Fazio è stata anche consegnata, da parte dell’Associazione, la Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica, sottolineando ancora di più come il tema in oggetto fosse ricco di sentimento e vera emozione.
Pubblichiamo, in calce a questo articolo ed alle foto allegate, il tema di Manlio Fazio, affinché possa essere apprezzato per intero, anche da quanti non erano presenti all’evento.
Alla serata, alla quale erano presenti Sindaci ed Amministratori locali, insieme all’Unione dei Comuni delle Valli Joniche e dei Peloritani, che ha sovvenzionato le Borse di Studio, rappresentata dal suo Presidente Avv. Gianni Miasi, ha dato, con la sua presenza, un notevole contributo la Sig.ra Marisa Grasso ved. Raciti, moglie dell’Ispettore Capo di Polizia Filippo Raciti, ucciso in una serata di scontri alla fine del derby Catania-Palermo allo stadio Massimino di Catania.
L’appuntamento, ormai consolidato, resta ora per il prossimo anno, per la VII edizione, sempre in appoggio e collaborazione con l’Unione dei Comuni delle Valli Joniche e dei Peloritani, di cui alla convenzione sottoscritta.

Nelle foto che seguono: i Vincitori delle Borse di Studio, la Medaglia della Presidenza della Repubblica, l’Attestato del Premio e la Sig.ra Marisa Grasso Ved. Raciti.

Il Tema di FAZIO MANLIOLiceo Classico III-A, uno dei tre vincitori delle Borse di Studio, il quale si cimenta in un confronto diretto, sotto forma di lettera, con l’immagine del caro Onofrio dimostrando notevole sensibilità e originalità.
Un componimento ricco nella forma e nei contenuti che, da alcuni frammenti letti, ha riscosso unanime consenso suscitando forti emozioni.
A lui, oltre alla Borsa di Studio anche la medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica.
S. Alessio Siculo, 2 Agosto 2011

TEMA
Immaginate di scrivere ad  Onofrio Zappalà: nella lettera gli raccontate cosa è successo il 2 Agosto del 1980 a Bologna, le reazioni successive e le vostre impressioni di giovani studenti del 2011.

Caro Onofrio,
Questa è la prima volta che mi rivolgo direttamente a te. Mi è capitato di pensarti, di ripetere a voce bassa il tuo nome ed ascoltarne il suono, cercando di tirarne fuori delle storie, degli indizi, delle origini i cui echi mi richiamassero un altro suono ancora: un suono di te . . . forse un suono forte come quello di un’esplosione. Ritengo che un nome costituisca per metà, il titolo da dare alla vicenda della nostra vita, una vicenda che può somigliare a una satira, a un fumetto, a un romanzo di avventure, a una tragedia, a uno spartito, a tutto insomma, basta però che alla fine si scriva il nostro nome sul frontespizio e dopo i due punti, come altra metà del titolo, si aggiunga magari una frase che ci esprima in modo esaustivo e non riduttivo. A volte, però, limitarsi a pensare ad un nome non è sufficiente perché tutto ci può distrarre. Ecco perché ho scelto di scriverti una lettera. Perché le lettere non sono come pensieri sfuggenti ma somigliano a dei pegni che ci vincolano al nostro interlocutore. Senza di esse non sapremmo nulla di lui né lui di noi . . . Oserei definirle dei “doveri morali”. Ti ho scelto come destinatario di una corrispondenza inusuale: non ci siamo mai conosciuti, non abbiamo mai parlato prima, non posso saper il tuo indirizzo e non mi aspetto certo che tu mi risponda. Ti vedrò come un amico catapultato in un posto lontano e senza nome, che ha smarrito i contatti col mondo, che non dorme mai, che ha gli occhi stanchi perché da lui è sempre mattino, un grigio, indefinito mattino fermo alle 10:25, un amico costretto a dimenticare come si scrive o si parla perché in quel posto non ci sono penne, né fogli di carta, né interlocutori, un amico che è in attesa magari dell’arrivo di qualche lettera che finalmente gli spieghi che cosa gli sia mai accaduto. Torniamo pertanto indietro al giorno in cui sei sparito. Eri partito dalla cittadina emiliana di Porretta per tornare alla tua Sicilia. Te lo ricordi questo? Era il 2 agosto 1980. Ti trovavi alla stazione di Bologna e dovevi incontrarti con Ingeborg, la tua fidanzata danese. Erano le 10:24. aspettavi un treno  con i biglietti in mano, come un po’ tutti facciamo nella vita, senza sapere di essere ancora in corsa oppure al capolinea. Ecco, la vita è proprio questo: una personale attesa coi biglietti in mano. Attorno a te un’ordinaria confusione, un consueto mormorio di voci, un disordinato mosaico di colori. Ti aiuta questo? Ti ricordi cosa stavi facendo poco prima di smarrire  la memoria di quel giorno? Forse sospiravi, sbirciando strani itinerari sulla curva delle tue mani, itinerari che  ti rammentassero quelli che ancora dovevi compiere prima di rivedere i tuoi parenti e riabbracciare quello scoglio dal quale ti eri tuffato per imboccare il mare aperto; forse cercavi di afferrare e raccogliere i tuoi volteggianti pensieri come quando si tenta di riprendere tutti i fogli che il vento dispettoso ha fatto volar via, per poter mettere sopra di essi una bella pietra e fare così in modo che non si disperdano più; forse eri vicinissimo al prenderli tutti, ma…eccoci…scoccano le 10:25. Un suono brusco e violento strappa tutti i tuoi fogli, un tuono che di sicuro tu hai ancora nelle orecchie, tu perdi la memoria e ti risvegli in quella silenziosa, sconosciuta terra in cui ti immagino e che ora ti ospita senza farti sentire a casa; sei un po’ come un paziente anestetizzato, che piomba in un sonno senza sogni, una paralisi da cui si risveglia senza riuscire a focalizzare ciò che lo circonda. Il boato che hai sentito era lo scoppio di una bomba che era stata lasciata, in una valigia, su di un tavolino dell’ala ovest della stazione. L’ordinaria confusione mutò in caos, urla e paura. L’effetto dell’esplosione fu enorme, la stazione venne devastata, tantissime persone vennero ferite e ottantacinque morirono diventando macerie tra le macerie. Tante vite, tante vicende, alcune appena incominciate, rimasero così senza titolo, tante storie che non somigliano più a satire, a tragedie, a commedie . . . bensì a quaderni d’appunti, quaderni ricchi d’annotazioni, progetti, promemoria, pensieri desiderosi di essere ordinatamente scritti in bella forma e che invece non saranno mai ordinati, realizzati mai più riletti o continuati. E poi ci sei tu, che sei finito in quel posto senza nome, mentre una strana figura, identica a te, immobile e silenziosa è tornata a casa. Non parla perché il rumore della bomba gli ha tolto la parola; ha gli occhi chiusi perché ha ancora paura e non sa trovare spiegazioni. Caro Onofrio, devi sapere la verità: quello è il tuo corpo e tu . . . sei morto.   Sei anche tu tra quelle ottantacinque persone, avevi 27 anni ed eri un quaderno d‘appunti. Ma questo non è tutto. Sappi che sei caduto vittima di un meccanismo più grande di te che prende il macabro nome di “Terrorismo Nero”. Due parole che accostate insieme, destano più timore di quando vengono considerate singolarmente. Immagino che tu sappia meglio di me che cosa stiano a significare, poiché certi dati è impossibile dimenticarli. Ci riferiscono di una forma di lotta politica fomentata da ideologie conservatrici e neofasciste che con la strage ed il disastro che ti hanno travolto ha raggiunto un aberrante culmine di atrocità. Il funesto  1980 rappresenta uno degli ultimi stralci di quel triste periodo definito come “Anni di piombo” e squassato da eclatanti violenze e feroci lotte di piazza che vennero assunte dagli schieramenti politici come loro forma dialettica. Sono sicuro che te lo ricordi, quegli anni li hai vissuti anche tu. Non ho dubbi  che per un giovane come te quel periodo sia stato difficile da affrontare. L’angoscia causata dalla frequenza di quegli eventi inibiva ogni slancio, demoliva ogni sicurezza e non poteva avere effetti positivi su quei ragazzi che usciti dal liceo, dovevano scegliere come costruire il loro futuro in un paese dove tutto sembrava precario, instabile, dove avvenimenti spiacevoli e di grande portata pesavano appunto come piombo che destabilizzava la bilancia del viver quotidiano. Eppure tu coltivavi i tuoi sogni, avevi trovato un lavoro, avevi ancora tanti “appunti” da prendere. Mi verrebbe da chiederti: in un mondo come il nostro, che spesso sembra  tramontare laddove deve sorgere, cosa consiglieresti ad un ragazzo come me, giunto ormai alla fine del suo corso di studi!?  In una terra come la nostra, cosa suggeriresti ad un tuo giovane conterraneo: essere un siciliano di terra o di mare? Restare o partire? Se Il polverone alzato dall’esplosione si disperse in poco tempo lasciando solo uno scheletro di macerie, quello delle inchieste e delle indagini durò a lungo e sembrava che pochi, o nessuno, riuscissero  a vederci chiaramente. C’era chi parlava di “stragismo di destra”, chi di “stragismo di stato”, chi di “verità contraddittorie”. Si arrivò fino al 2007 quando, in conclusione di un interminabile processo, venne condannato all’ergastolo anche l’ultimo degli indagati come esecutori della strage, membro di un’associazione di  estrema destra detta NAR.  Si comprese fin da subito, però, che tutti gli eventi stragistici  che avevano  colpito l’Italia dal 1947 andavano tutti inclusi nella cosiddetta “Strategia della Tensione”. E alla fine, dopo quelli a Piazza della Loggia o a Milano che hanno fatto da sottofondo alla tua adolescenza, l’ultimo, a Bologna, ha trascinato via anche te.  Reputo che il terrorismo rappresenti quella spaventosa degenerazione della mente umana che arriva ad anteporre la cieca ideologia persino al principio stesso d’umanità. E’ un vile massacro commesso da chi considera gli altri esseri umani  come corpi spersonalizzati che vale la pena annientare al fine di lanciare un’avvisaglia di terrore. Annientare una vita, però non ha mai piccole conseguenze, perché con essa si annientano tutte quelle vite che le erano collegate … si annientano con quel dolore e quella mancanza che ci rendono claustrofobici all’esistenza. Sono più di 85 le vittime di quel 2 Agosto. E tu eri lì, eri morto, ma mi esprimo al passato perché sappi  che anche per te c’è stato un dopo. C’è chi non si è rassegnato per la tua fine e ha tentato di trovare un modo per  continuare a scrivere sul tuo quaderno di appunti  e ricomporre i frammenti di quei fogli distrutti. E adesso il tuo nome è diventato un marchio indelebile di impegno sociale, un sinonimo di legalità, il vessillo di un’associazione a te dedicata. Tramite il tuo ricordo essa ripercorre quello di un’Italia che ha sofferto e che continua a soffrire per i mali che le bruciano in seno, uno su tutti ,la Mafia,  a causa della quale altre stragi sono state perpetrate…come quelle dei giudici Falcone e Borsellino che tanto l’hanno combattuta. E’ per tutto questo che ti annuncio che tu in realtà … non sei morto ma continui a vivere nei ricordi di chi ti ha conosciuto e ti tramanda come quegli eroi epici eternizzati dal canto dei poeti greci che hai studiato a scuola, la stessa scuola che oggi frequento io e che avrebbe potuto frequentare anche tuo figlio. Se conoscessi anche io “una casa sul lago del tempo” ti invierei questa lettera l’1 Agosto del 1980, che per coincidenza è il giorno del mio compleanno, ma è soprattutto un giorno in cui tutto  per te può cambiare,i n cui il domani è solo un’incerta possibilità. Alla fine di questa lettera credo di aver trovato delle spiegazioni anche io. Ho capito che non sono io a scriverti per primo, ma  sto invece rispondendo alle tante “lettere” che tu mi hai mandato senza farmi capire che fossero tali. Tramite il tuo nome mi sono pervenuti quegli insegnamenti morali, quelle parole di giustizia, quegli inviti alla riflessione che indirettamente ti permettono di comunicare coi ragazzi di oggi per aiutarli ad  imprimere una forma alla loro crescita personale e sociale. Saremmo noi i veri smarriti se non ci sforzassimo di recepirli. Restare o partire è una scelta soggettiva, l’importante è realizzarsi con sani principi e rispettando gli altri come se stessi. E’ prassi in ogni lettera lasciare l’interlocutore con delle domande, pertanto anche io farò lo stesso. Dimmi Onofrio, alla luce di tutto ciò, che titolo daresti  alla tua vita?  Forse ”Onofrio Zappalà: un passato per l’attesa, un futuro per il ricordo”. Tiro solo a indovinare. Ti chiedo infine questo: da te adesso che ore sono? Mi auguro che tu mi risponda, ritrovando le parole, che non sono più le 10:25, ma le 10:26. Siamo noi che invece abbiamo bisogno, dentro di noi, di fermare il tempo, perché solo così i ricordi non se ne scorrono via nel fiume dei secondi. Da allora alla stazione di Bologna c’è un orologio che è fermo alle 10:25. E’ un simbolo potente  perché ci spiega che  i treni, le persone, possono pure andare e venire, ma la memoria no perché essa è l’unico modo che abbiamo per legare a noi il tempo e ogni passante che vorrà sapere che ore sono, si imbatterà in quell’orologio e capirà che . . . è l’ora di riflettere.
Con questo caro Onofrio termina la nostra prima e unica corrispondenza. Spero che ciò che ti ho scritto possa arrivarti…in qualche modo a me sconosciuto. Un Grazie dal cuore!
Ciao
Un amico.

   Manlio Fazio IIIA – Liceo Classico Trimarchi – S. Teresa di Riva